La chiesa romanica della Madonna delle Grazie a Santa Maria Coghinas
La chiesa della Madonna delle Grazie a Santa Maria Coghinas — foto: Gianni Careddu · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Chi arriva a Santa Maria Coghinas la prima volta, di solito, ci arriva di passaggio. La valle si apre all'improvviso fra le colline, il fiume corre sulla destra, il paese resta lì, basso e ordinato, con i carciofeti che gli si stringono attorno. È un centro piccolo — poco più di milletrecento abitanti — disteso sulla riva occidentale del Coghinas, a una manciata di chilometri dal mare del golfo dell'Asinara. Non è un posto che si mette in mostra: è un posto da cui si parte la mattina, sapendo che in mezz'ora d'auto si raggiunge quasi tutto il nord dell'isola.

Un paese giovane in una terra antichissima

La storia amministrativa di Santa Maria Coghinas è sorprendentemente recente: fu frazione di Sedini fino al 1960, poi di Valledoria, e solo nel 1983 è diventata Comune autonomo. Ma la storia vera è molto più lunga e ha una cesura netta nel mezzo. Il borgo medievale che sorgeva qui, all'ombra del castello dei Doria, venne abbandonato nel Quattrocento; l'abitato attuale nacque nell'Ottocento, ripopolato da famiglie di pastori galluresi scese dall'interno.

Da questo doppio passaggio deriva una delle curiosità più belle del paese: geograficamente Santa Maria Coghinas sta in Anglona, la regione storica che si stende fra Castelsardo e Perfugas, ma la lingua che si sente parlare per strada è il gallurese, con i suoi usi e le sue tradizioni. Un confine culturale che il fiume, qui, non separa ma cuce.

La chiesa che ha dato il nome al paese

Il monumento più antico dell'abitato è la chiesa della Madonna delle Grazie, costruita in arenaria nella seconda metà del XII secolo. Nel Trecento la facciata fu rifatta, ed è quella che si vede ancora oggi: un fronte a spioventi, ricco di decorazioni, con l'impianto a navata unica tipico delle chiese rurali dell'isola. Vale la sosta anche solo per cinque minuti, magari a fine giornata, quando l'arenaria prende il colore caldo del tramonto. È da questa dedicazione mariana che il paese ha preso il proprio nome.

Il Coghinas, il fiume che fa da confine

Il Coghinas è il terzo fiume della Sardegna per lunghezza, dopo il Tirso e il Flumendosa: quasi centoventi chilometri, dalla sorgente sull'altopiano di Buddusò, alle pendici dei Monti di Alà, fino alla foce di San Pietro a Mare, nel territorio di Valledoria. Per un lungo tratto segna il confine naturale fra Gallura e Anglona, e prima di arrivare al mare si allarga in una laguna che è uno degli ambienti umidi più vivi del nord dell'isola.

A monte del paese il fiume è sbarrato e forma il lago di Casteldoria, un invaso artificiale ai piedi del massiccio del Monte Ruiu, fra i territori di Santa Maria Coghinas e Bortigiadas. È una strada panoramica poco frequentata, buona per una passeggiata fuori stagione. Poco più a valle, dove il fiume esce da una gola di roccia porfirica, affiorano le sorgenti calde di Casteldoria: acqua salso-bromo-iodica che sgorga a temperature altissime a pochi metri dalla corrente.

Carciofi, vigne e una sagra di primavera

La valle alluvionale che circonda il paese è fertile e coltivata in modo intensivo: carciofeti e vigneti disegnano il paesaggio a perdita d'occhio. Il carciofo spinoso, in particolare, è la coltura simbolo del territorio e il motore di un'economia ancora molto agricola.

Non a caso l'appuntamento più sentito dell'anno è la Sagra del Carciofo, che si tiene ogni anno in primavera, verso la fine di aprile, nella piazza del paese. Nata nel 2008 su iniziativa del Comune insieme a Coldiretti, dall'anno successivo è organizzata dalla Pro Loco con i produttori locali ed è diventata un punto di riferimento per tutta la zona: pranzo comunitario con un menù interamente costruito attorno al carciofo, dolci fritti della tradizione, balli di gruppo e musica fino a sera. Data e programma cambiano di anno in anno: conviene verificarli sui canali ufficiali del Comune e della Pro Loco prima di mettersi in viaggio.

Cosa c'è nel raggio di pochi chilometri

La forza di questa base sta tutta nelle distanze corte. In pratica:

  • Le terme di Casteldoria e le vasche naturali sul fiume: pochi minuti d'auto dal centro.
  • Il castello dei Doria, la torre medievale arroccata sulla rupe che domina la valle: si vede dal paese e si raggiunge con una breve salita.
  • Il mare: la costa di Valledoria è a circa 5 km, quella di Badesi a meno di dieci.
  • Castelsardo, borgo medievale a picco sul golfo dell'Asinara: poco più di una decina di chilometri, meno di venti minuti d'auto.
  • Sedini, con la sua enorme domus de janas scavata in un masso calcareo in pieno centro abitato.
  • Perfugas, dove il museo archeologico e paleobotanico racconta l'Anglona dal Paleolitico al Medioevo.
  • Martis, Laerru e Bulzi, il parco paleobotanico dell'Anglona con la sua foresta pietrificata.

Come organizzarsi

L'auto qui è indispensabile: le distanze sono brevi ma i mezzi pubblici sono pensati per i residenti. Gli aeroporti di riferimento sono Olbia-Costa Smeralda, a poco meno di un'ora, e Alghero-Fertilia; da Porto Torres si arriva in una quarantina di minuti.

Il consiglio, se restate qualche giorno, è di alternare i registri invece di rincorrere gli elenchi: una mattina fra le pietre dell'Anglona, un pomeriggio in spiaggia alla foce del Coghinas, e la sera l'acqua calda del fiume. È esattamente il tipo di giornata che qui riesce senza sforzo, e che altrove richiederebbe tre spostamenti.

Dormite a due passi da questi luoghi

Blue Thermae Retreat è un appartamento su due livelli a Santa Maria Coghinas, con patio privato e piscina condominiale: la base giusta per girare l'Anglona e la costa senza rifare le valigie ogni sera.