La Roccia dell'Elefante lungo la strada presso Castelsardo
La Roccia dell'Elefante, presso Castelsardo — foto: Gianni Careddu · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

L'Anglona è una di quelle regioni storiche che non compaiono sulle cartine stradali ma che chiunque ci viva riconosce all'istante. Sta nel nord-ovest della Sardegna, fra il golfo dell'Asinara e i rilievi che salgono verso la Gallura, e ha un carattere tutto suo: colline basse, altipiani di roccia rossastra, chiese romaniche piantate in mezzo al nulla e una densità di archeologia preistorica che sorprende chi arriva pensando solo al mare.

Santa Maria Coghinas ne fa parte, con una particolarità linguistica curiosa: il paese attuale fu ripopolato nell'Ottocento da famiglie di pastori galluresi, dopo che il villaggio medievale era stato abbandonato nel Quattrocento. Così, pur essendo in Anglona, qui si parla e si vive gallurese.

Le rocce che raccontano: trachite e domus de janas

Il paesaggio dell'Anglona è scritto nella pietra vulcanica. La trachite di colore rosso-violaceo è ovunque: nei muri delle case, nelle facciate delle chiese, nei massi che punteggiano le campagne. È una roccia relativamente tenera, e questo spiega perché le comunità preistoriche l'abbiano scelta per scavarvi le loro tombe.

Il caso più famoso è a pochi chilometri da Castelsardo, lungo la SS 134 in direzione Sedini: la Roccia dell'Elefante, un enorme masso erratico di trachite staccatosi in antico dal massiccio del Monte Castellazzu e modellato dal vento fino ad assumere la forma di un pachiderma. Il nome originale è sa pedra pertunta, la pietra bucata: al suo interno sono scavate due domus de janas su livelli diversi, una a tre camere comunicanti e l'altra a quattro, riferibili al Neolitico finale (3200-2800 a.C. circa).

Il 12 luglio 2025 le domus de janas sarde sono state iscritte nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come sito seriale di 17 località, con il titolo che richiama le tradizioni funerarie della preistoria sarda: la Roccia dell'Elefante è fra queste. Un riconoscimento che è anche un invito a guardare queste tombe rupestri per quello che sono — architetture, non curiosità geologiche.

Monte d'Accoddi, un altare unico in Europa

A una trentina di chilometri, sulla direttrice fra Sassari e Porto Torres lungo la vecchia SS 131, si trova il monumento più enigmatico dell'intera isola: il tempio-altare di Monte d'Accoddi, circa 11 km da Sassari.

È una struttura a tronco di piramide con una lunga rampa d'accesso addossata al lato meridionale, una forma che ha spinto gli archeologi a paragonarlo alle ziggurat mesopotamiche: nulla di simile esiste altrove in Europa. Le analisi al radiocarbonio collocano la struttura più antica, il cosiddetto tempio rosso, nel Neolitico recente, in ambito di cultura di Ozieri, all'incirca fra il 3200 e il 2700 a.C. Gli scavi furono avviati nel 1952 da Ercole Contu e ripresi da Santo Tinè fra il 1979 e il 1989.

Il sito è visitabile: gli orari sono stagionali (indicativamente da aprile a ottobre, da martedì a domenica) e conviene verificarli prima di mettersi in strada.

Il romanico dell'Anglona: Tergu e Bulzi

Fra XI e XIII secolo l'Anglona è stata un cantiere: i giudici di Torres chiamarono maestranze e ordini monastici dal continente. Il risultato sono chiese isolate in campagna, senza paese attorno, con un effetto scenico difficile da dimenticare.

Nostra Signora di Tergu

Domina un altopiano nel territorio di Tergu ed è una delle massime espressioni del romanico sardo. La sua forza sta nella policromia: blocchi di trachite rosso-violacea e decorazioni in calcare bianco — archetti, colonnine, archivolti della falsa loggia, il rosone, i capitelli fioriti degli stipiti. Sancta Maria de Therco fu edificata probabilmente fra il 1065 e il 1082, forse per volontà del giudice Mariano I, lo stesso della Santissima Trinità di Saccargia, con cui le analogie sono evidenti. Ampliata nel secolo successivo, divenne abbazia benedettina ed è citata in documenti di Montecassino già dal 1122: al suo apice, da Tergu dipendevano una decina di monasteri.

San Pietro delle Immagini a Bulzi

Sorge a circa 3 km dall'abitato di Bulzi, isolata su un colle che domina la vallata presso il rio San Pietro. L'impianto originario, a navata unica, risale al 1110-20; l'ampliamento — con il prolungamento dell'aula verso ovest, la nuova facciata e l'innesto del transetto — è databile al primo quarto del Duecento e un'epigrafe ne ricorda il promotore, il vescovo Giovanni di Ampurias. La facciata è tessuta con listature bicolori di chiara matrice romanico-pisana. Dalla chiesa proviene una straordinaria Deposizione lignea, oggi conservata nella parrocchiale di Bulzi: un unicum nella Sardegna romanica.

Perfugas: acqua, sacro e foresta pietrificata

Chi vuole mettere ordine in tutto questo dovrebbe fermarsi a Perfugas, dove il museo archeologico e paleobotanico raccoglie reperti dell'intero territorio dell'Anglona, dal Paleolitico al Medioevo: strumenti litici antichissimi, la statuetta neolitica della Dea Madre col bambino, una testa di guerriero in calcare bianco di età nuragica e i fossili vegetali della foresta pietrificata, vecchi di milioni di anni.

Nel centro abitato si visita il pozzo sacro di Predio Canopoli, costruito in raffinata opera isodoma di calcare: uno degli esempi più importanti dell'isola di architettura nuragica legata al culto delle acque. Poco fuori, nelle campagne, si trovano la fonte sacra di Niedda e diverse tombe di giganti.

Come organizzare un giro

Dedica all'Anglona interna una giornata piena, con partenza presto: Castelsardo e la Roccia dell'Elefante al mattino, Bulzi a metà giornata, Perfugas nel primo pomeriggio, Tergu al tramonto. Molte chiese di campagna hanno aperture irregolari: se trovi chiuso, il colpo d'occhio dall'esterno vale comunque il viaggio.

Il territorio comincia fuori dalla porta

Le Terme di Casteldoria sono a meno di due chilometri, la foce del Coghinas a una manciata di minuti: Blue Thermae Retreat è a Santa Maria Coghinas, in Via Giacomo Leopardi 5.